Compensi difensori grat.patrocinio

Protocollo di intesa su base nazionale per la liquidazione standardizzata degli onorari dei difensori dei soggetti ammessi al patrocinio a spese dello stato, degli imputati dichiarati irreperibili o c.d. irreperibili di fatto nonché’ dei c.d. insolvibili.
Il CNF auspica che lo schema del Protocollo – elaborato dalla Commissione interna al Consiglio Nazionale Forense per le Difese d’Ufficio e il patrocinio venga adottato, tramite accordi con l’Autorità giudiziaria, possibilmente a livello distrettuale, al fine di uniformare le liquidazioni su tutto il territorio nazionale.

Accesso all’algoritmo

Deve essere riconosciuto il diritto di accesso all’algoritmo del software di gestione di un procedimento amministrativo ogni qualvolta quest’ultimo possa configurarsi come atto amministrativo cd. informatico in senso stretto ai fini che interessano della sua piena ammissibilità in sede di accesso agli atti ai sensi dell’art. 22 della legge n. 241 del 1990. La sentenza della sezione Terza bis del Tar Lazio datata 14 febbraio 2017 presenta spunti di riflessione molto interessanti in quanto apre nuovi scenari conseguenti alla sempre più diffusa digitalizzazione delle attività amministrative. In tale ottica è naturale che in assenza di norme specifiche i giudici dovranno sempre di più esaminare e risolvere nuove questioni create dall’introduzione dello strumento informatico nelle procedure amministrative.

Nel caso di specie il TAR Lazio deve valutare se possa essere riconosciuto il diritto di accesso all’algoritmo che gestisce il software relativo ai trasferimenti interprovinciali del personale docente ai sensi e per gli effetti del C.C.N.I. sulla mobilità 2016 di cui alla Legge n. 107 del 2015. Tale diritto difatti era stato negato dal M.I.U.R. – Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali – Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie – Ufficio III sulla scorta delle seguenti motivazioni:…

Avv. Rilevanza deontol. vita privata

La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista. Deve ritenersi disciplinarmente responsabile l’avvocato per le condotte che, pur non riguardando strictu sensu l’esercizio della professione, ledano comunque gli elementari doveri di probità, dignità e decoro e, riflettendosi negativamente sull’attività professionale, compromettono l’immagine dell’avvocatura quale entità astratta con contestuale perdita di credibilità della categoria. La violazione deontologica, peraltro, sussiste anche a prescindere dalla notorietà dei fatti, poiché in ogni caso l’immagine dell’avvocato risulta compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto.