Ddl prescrizione

Disegno di legge presentato dal Ministro della giustizia. (St.Camera n. 1189) approvato dalla Camera dei deputati il 22 novembre 2018. Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza il 23 novembre 2018. Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici.

Ddl Bonafede

Aggiornamento dal Senato

Aggiornamento scheda  09.10.18

Il provvedimento approvato (AC 1189-A) detta misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, introdotte con modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, al codice civile, all’ordinamento penitenziario e ad alcune leggi speciali.

In particolare, con le modifiche al codice e al processo penale, il Governo mira ad allineare maggiormente il nostro ordinamento agli obblighi assunti dall’Italia in sede internazionale; ad inasprire e ad ampliare l’ambito applicativo delle pene accessorie già previste per i delitti di corruzione; ad aumentare le pene e riformulare specifici reati; a prevedere la collaborazione con la giustizia come speciale causa di non punibilità e ad introdurre nuove ipotesi di procedibilità d’ufficio.

In sintesi, il provvedimento:

  • prevede la possibilità di perseguire, senza una richiesta del Ministro della Giustizia e in assenza di una denuncia di parte, i cittadini italiani o stranieri che commettono alcuni reati contro la P.A. all’estero;
  • amplia l’ambito applicativo e inasprisce le pene accessorie conseguenti alla condanna per reati contro la P.A. Si fa riferimento, ad esempio, all’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione e all’interdizione dai pubblici uffici, che vengono rese perpetue in caso di condanna superiore a 2 anni di reclusione. L’interdizione dai pubblici uffici permane anche in caso di riabilitazione del condannato, per ulteriori 7 anni. L’incapacità di contrattare con la p.a. è introdotta anche come misura interdittiva, da applicare all’imputato prima della condanna;
  • consente una più estesa applicazione delle pene accessorie per alcuni reati contro la pubblica amministrazione, eliminando gli automatismi procedurali che ne limitano attualmente l’ambito, ad esempio intervenendo sulla disciplina del patteggiamento;
  • aumenta la durata delle sanzioni interdittive che possono essere comminate alle società e agli enti riconosciuti amministrativamente responsabili di una serie di reati contro la P.A.;
  • aumenta la pena per il delitto di corruzione per l’esercizio della funzione;
  • abroga il delitto di millantato credito, ricomprendendo anche questa condotta nel delitto di traffico di influenze illecite;
  • prevede una causa di non punibilità per colui che collabora con la giustizia, a patto che vi sia una confessione spontanea che intervenga prima che l’interessato abbia notizia di una indagine a suo carico e comunque entro 6 mesi dalla commissione del reato;
  • consente, anche in relazione ai delitti di corruzione, al giudice dell’impugnazione di accertare la responsabilità dell’imputato nonostante la prescrizione del reato al fine di provvedere comunque alla confisca allargata del denaro o dei beni frutto dell’illecito;
  • modifica le fattispecie di corruzione tra privati previste dal codice civile per prevedere la procedibilità d’ufficio;

Sotto il profilo delle indagini penali, il disegno di legge estende la disciplina delle operazioni di polizia sotto copertura al contrasto di alcuni reati contro la pubblica amministrazione e consente sempre l’utilizzo delle intercettazioni, anche mediante dispositivi elettronici portatili (cd. trojan), nei procedimenti per reati contro la P.A.

Per quanto riguarda la fase successiva alla condanna penale, la riforma modifica l’ordinamento penitenziario per inserire alcuni delitti contro la pubblica amministrazione nel catalogo dei reati che precludono, in caso di condanna, l’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione, a meno di collaborazione con la giustizia.

Sono, inoltre, previsti obblighi di pubblicità per i dirigenti sanitari che avranno l’obbligo di pubblicare anche le dichiarazioni patrimoniali, come previsto per la dirigenza amministrativa. In relazione alla competenza dell’ANAC a irrogare le sanzioni amministrative in caso di violazione degli obblighi di pubblicità, si dispone che le somme versate restano nella disponibilità dell’ANAC e sono utilizzabili per le proprie attività istituzionali. (Fonte,camera.it)

 

 

 

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