Notifica PA a pec non in elenco

Giustizia amministrativa. Notifica alla P.A. di ricorso introduttivo alla P.A. ad indirizzo pec,indicato nel sito web ma non inserito negli elenchi ufficiali. Con ricorso notificato a mezzo PEC presso l’indirizzo pec che la stessa PA indica nel proprio sito internet  in data 14 agosto 2018 e depositato in pari data, nonché rinotificato a mezzo del servizio postale il successivo 18/20 agosto, un consigliere comunale impugna talune delibere adottate nella seduta del Consiglio comunale del 3 agosto 2018. Si costituiva in giudizio il Comune () con atto depositato in data 7 settembre 2018 eccependo preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per essere stato depositato prima della sua notifica. 

In particolare il ricorso sarebbe stato notificato in via cartacea il 18/20 settembre quindi dopo il deposito, mentre una notifica via PEC eseguita lo stesso giorno del deposito (14 agosto 2018), non avrebbe effetto in quanto eseguita presso un indirizzo di PEC non inserito tra gli indirizzi PEC di cui all’art. 16, comma 12, del D.L. n. 179 del 2012, convertito in l. n. 221/2012 (come modificato da ultimo ad opera del D.L. n. 90/2014, convertito in l. n. 114/2014), che onerava le amministrazioni pubbliche di comunicare entro il 30 novembre 2014 l’indirizzo di posta elettronica certificata ai fini della formazione dell’elenco presso il Ministero della Giustizia.

Più precisamente, l’art. 16 L. n. 2/2009, al comma 8, prevedeva che tutte le amministrazioni pubbliche istituissero una casella di posta elettronica certificata e ne dessero comunicazione al Centro Nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, che così avrebbe provveduto alla pubblicazione di tali caselle in un elenco ufficiale consultabile per via telematica.

Nella fattispecie che ci occupa, non essendo il Comune () iscritto al registro PP.AA. formato dal Ministero della Giustizia, la trasmissione del ricorso a mezzo PEC (indipendentemente dall’indirizzo prescelto) doveva reputarsi quale omessa notifica, con la conseguente inammissibilità della impugnativa, attesa l’inversione degli adempimenti di procedura (deposito e poi notificazione a mezzo posta).

Alla camera di consiglio del 12 settembre 2018, il Collegio ha dato avviso alle parti, che non si sono opposte, della possibilità di definire il giudizio mediante sentenza in forma semplificata e all’esito della discussione la causa è passata in decisione.

Occorre preliminarmente scrutinare le eccezioni di inammissibilità sollevate dall’Amministrazione.

Quanto al preteso difetto di notifica/deposito addotto da parte ricorrente esso non sussiste in quanto, per un verso, la notifica eseguita via PEC ad un indirizzo non registrato presso il Ministero della Giustizia non può essere considerata inesistente/omessa e, per altro verso, la notifica eseguita in via postale e la successiva costituzione del Comune vale a superare ogni eventuale dubbio di irregolarità

E infatti, a fronte del mancato inserimento del proprio indirizzo secondo l’obbligo loro imposto dall’art. 16, comma 12, del D.L. n. 179 (di comunicare, entro il 30 novembre 2014, al Ministero della Giustizia l’indirizzo PEC valido ai fini della notifica telematica nei loro confronti, da inserire in un apposito elenco consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati), l’Amministrazione, secondo i canoni di autoresponsabilità e legittimo affidamento, legati alla necessità che la stessa si conformi a un canone di leale comportamento, non può trincerarsi – a fronte di un suo inadempimento – dietro il disposto normativo che prevede uno specifico elenco da cui trarre gli indirizzi PEC ai fini della notifica degli atti giudiziari, per trarne benefici in termini processuali, così impedendo di fatto alla controparte di effettuare la notifica nei suoi confronti con modalità telematiche; al contempo, in una simile situazione, la parte potrebbe ritenere in buona fede, per quanto erroneamente, che la notifica dell’atto all’Amministrazione sia possibile su un indirizzo PEC che la stessa ha comunque inserito nel proprio sito internet come pare desumibile anche dalla giurisprudenza del Coniglio di Stato (Sez. III, 5 febbraio 2018, n. 744) secondo la quale dall’eventuale assenza nell’elenco ufficiale dell’indirizzo PEC di una Pubblica Amministrazione non possono derivare preclusioni processuali per la parte privata.

Inoltre, la notifica in via cartacea del ricorso è idonea a superare ogni ulteriore dubbio in ordine alla corretta instaurazione del rapporto processuale, senza considerare che il Comune intimato si è pure costituito in giudizio, con ciò sanando ogni residuo dubbio in ordine al raggiungimento dello scopo delle due notifiche eseguite, e la trattazione camerale è avvenuta nel rispetto del termine di giorni venti dal perfezionamento dell’ultima notifica….

Tribunale Amministrativo Regionale della Campania,Sez. Prima, Sent. nr.6129/2018

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