Danno all’immagine P.A.

Ogni azione dannosa compiuta dal pubblico agente in violazione dell’art. 97 Cost. (in dispregio delle funzioni e responsabilità degli agenti pubblici) “si traduce, infatti, in un’alterazione dell’identità della pubblica amministrazione e, più ancora, nell’apparire di una sua immagine negativa, in quanto struttura organizzata confusamente, gestita in maniera inefficiente, non responsabile e non responsabilizzata” (Corte Conti, Sez. riunite, 23.04.03,nr. 10/QM). Il danno all’immagine si atteggia quale “danno pubblico” in quanto lesione del buon andamento della P.A., la quale, con la condotta illecita dei suoi dipendenti, perde credibilità ed affidabilità all’interno ed all’esterno della propria organizzazione, ingenerando la convinzione che i comportamenti patologici posti in essere dai propri lavoratori siano un connotato usuale dell’azione dell’Amministrazione (ex plurimis,Corte Conti, Sez. Lombardia, nn.95/11, 284/08 e 540/08).

…la fattispecie contemplata dall’art. 55 quinquies, d.lgs. n. 165/2001, presenti indiscutibili caratteri di autonomia rispetto a quella, più generale, prevista, sempre con riferimento alla risarcibilità del c.d. “danno all’immagine”, dall’art. 17, comma 30 ter, d.l. n. 78/2009 e s.m.i. Il richiamato art. 55 quinquies si presenta, infatti, quale previsione ad hoc, alla stregua di una norma speciale, siccome volta a sanzionare la specifica fattispecie dell’assenteismo fraudolento nel pubblico impiego, ricollegando ad essa l’azionabilità del risarcimento del danno (patrimoniale diretto ed all’immagine) derivatone a carico a carico della P.A. Ne deriva che, ai fini dell’applicazione dell’art. 55-quinquies d.lgs 165/2001, si prescinde dai requisiti di cui all’art.17, comma ter, d.l. 78/09, non richiedendosi, in particolare, l’accertamento, con sentenza definitiva, della ricorrenza di talune indefettibili fattispecie delittuose, lesive dell’immagine (così, Corte Conti, Sez. giur. Piemonte, nn. 118 e 28 del 2013).
Depone in tal senso anche un argomento testuale rappresentato dal fatto che il secondo comma dell’art. 55 quinquies contiene l’inciso “..ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni…”, ad (ulteriore) conferma della non necessità del preventivo accertamento definitivo di responsabilità penale ai fini dell’attivazione del meccanismo risarcitorio ivi delineato.

In altri termini, il legislatore, nell’ambito della sua legittima discrezionalità, ha inteso garantire un diverso e più rigoroso trattamento per l’odioso fenomeno dell’assenteismo pubblico,fissando espressamente il principio per cui le condotte “assenteistiche” sono causa di lesione all’immagine della PA, circoscrivendo la discrezionalità delle valutazioni rimesse sul punto agli stessi organi giurisdizionali (così, Corte Conti, Sez. giur. Piemonte, n. 118/2013 e 115/2011);

tutto ciò evidentemente a ragione della frequenza del richiamato fenomeno e della sua capacità di incrinare fortemente il senso di fiducia dei cittadini nei confronti delle Amministrazioni pubbliche. Le predette conclusioni risultano, altresì, rafforzate dalla circostanza per cui l’art. 69 d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 (il quale ha introdotto l’art. 55 quinquies al d.lgs 165/2001), è successivo all’art. 17, comma 30 ter, decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito in legge 3 agosto 2009, n.102 e modificato
dall’art.1, comma 1, lett. c) n.1) decreto legge 3 agosto 2009, n.103, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n.141. Ne deriva che, in base al principio che regola la successione delle leggi nel tempo (lex posterior specialis derogat priori generali) la risarcibilità del danno all’immagine in ipotesi di assenteismo fraudolento opera a prescindere da qualsivoglia condizione sostanziale e/o processuale non espressamente prevista dalla norma stessa…

CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONE TOSCANA

Sent. nr. 220 del 19.09.2018

 

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