Consulta su magistrati e politica

Magistrati in politica, i distinguo della Corte Costituzionale. Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, recante «Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera f), della legge 25 luglio 2005, n. 150», nel testo sostituito dall’art. 1, comma 3, lettera d), numero 2), della legge 24 ottobre 2006, n. 269 (Sospensione dell’efficacia nonché modifiche di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario), sollevate, in riferimento agli artt. 2, 3, 18, 49 e 98 della Costituzione, dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, con l’ordinanza indicata in epigrafe. 

…per tutti i magistrati, non ogni partecipazione a manifestazioni politiche o ad iniziative di partito assume significato disciplinarmente rilevante. Lo stesso tenore della disposizione contestata si sottrae a censure d’illegittimità costituzionale proprio perché consente al giudice disciplinare le ragionevoli distinzioni richieste dalla varietà delle situazioni che la vita politico-istituzionale presenta. In disparte l’iscrizione al partito politico – fattispecie rivelatrice, come si è detto, di una stabile e continuativa adesione del magistrato a un determinato partito politico e il cui oggettivo disvalore non è suscettibile di attenuazioni – la valutazione sui requisiti di sistematicità e continuatività della partecipazione del magistrato alla vita di un partito esclude ogni automatismo sanzionatorio permettendo, al contrario, soluzioni adeguate alle peculiarità dei singoli casi. 

E se tale rilievo vale, in generale, per tutti i magistrati, vale particolarmente per coloro, tra di essi, che siano collocati in aspettativa per soddisfare i diritti fondamentali garantiti dall’art. 51 Cost….

Ocorre preservare il significato dei principi costituzionali di imparzialità e indipendenza dei magistrati in qualsiasi aspetto della vita pubblica. Per tale motivo, l’illecito disciplinare dell’iscrizione o della partecipazione sistematica e continuativa ai partiti politici è un presidio di tali principi e come tale deve riguardare qualsiasi magistrato, in qualunque posizioni esso si trovi.

Per i magistrati deve rimanere ben salda la distinzione tra esercizio dell’elettorato passivo e schieramento organico con una delle parti politiche in gioco; per i magistrati temporaneamente fuori ruolo per l’esercizio di un incarico politico è rimesso al prudente apprezzamento della Sezione disciplinare stabilire se in concreto tale condotta possa costituire un effettivo illecito disciplinare.

Corte Costituzionale, sentenza 20/07/2018 n° 170

Fonte altalex.com

 

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