Consulta su Avvocati stabiliti

Avvocasti stabiliti.Iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Mutamento del quadro  normativo. Con due ordinanze, di identico contenuto il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione terza, premessane la rilevanza, ha sollevato, in riferimento all’art. 3, secondo comma, della Costituzione, questione incidentale di legittimità costituzionale dell’art. 22, comma 2, della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense).

Secondo i due collegi rimettenti, la disposizione denunciata – nella parte in cui disciplina le modalità per l’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, prevedendo, oltre al decorso di un periodo di otto anni di esercizio della professione, anche ulteriori «più onerose» condizioni, quali l’esame di ammissione ad un corso, la sua frequenza e la positiva valutazione finale a seguito di esame – sarebbe ingiustificatamente discriminatoria «per gli Avvocati formatisi in Italia, rispetto agli Avvocati stabiliti», di cui tratta l’art. 9, comma 2, del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96 (Attuazione della direttiva 98/5/CE volta a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale), atteso che, per questi ultimi l’iscrizione nella relativa sezione speciale dell’albo resta subordinata alla dimostrazione di «avere esercitato la professione di avvocato per almeno dodici anni in uno o più degli Stati membri, tenuto conto anche dell’attività professionale eventualmente svolta in Italia», senza ulteriori condizioni;

che va, preliminarmente, confermata l’ordinanza dibattimentale che ha dichiarato l’inammissibilità dell’intervento dell’Associazione Italiana Avvocati Stabiliti, la quale non è parte del giudizio a quo, né è titolare di un proprio, anche indiretto, interesse da far valere nello stesso e, a maggior ragione, non è legittimata ad ampliare il thema decidendum, quale risulta dalla ordinanza di rimessione;

che, nelle more del giudizio, l’art. 9, comma 2, del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96 (Attuazione della direttiva 98/5/CE volta a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale) – assunto a tertium comparationis della sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 22, comma 2, della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense) – è stato sostituito dall’art. 1 della legge 20 novembre 2017, n. 167 (Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017);

che, ai sensi del comma 1 di detta ultima disposizione, per l’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, anche l’«avvocato stabilito» deve ora dimostrare di «aver esercitato la professione di avvocato per almeno otto anni in uno o più degli Stati membri, tenuto conto anche dell’attività professionale eventualmente svolta in Italia, e che successivamente abbia lodevolmente e proficuamente frequentato la Scuola superiore dell’avvocatura, istituita e disciplinata con regolamento dal Consiglio nazionale forense, ai sensi dell’articolo 22, comma 2, della legge 31 dicembre 2012, n. 247»;

che, alla luce di siffatto mutamento del quadro normativo, gli atti relativi ad entrambe le ordinanze di rimessione, devono essere restituiti ai giudici a quibus affinché procedano ad una nuova valutazione della rilevanza e non manifesta infondatezza della questione sollevata.

Per Questi Motivi, LA CORTE COSTITUZIONALE, riuniti i giudizi,

1) dichiara inammissibile l’intervento dell’Associazione Italiana Avvocati Stabiliti;

2) ordina la restituzione degli atti ai Collegi rimettenti del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione terza.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2018.

Depositata in Cancelleria l’11 luglio 2018.

Consulta, Ordinanza nr.156/2018

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