E-commerce e sistema fiscale

E-commerce e sistema fiscale. Corte dei conti. Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato. Collegio sulle entrate. Adunanza dell’8 maggio 2018. Presidente Gaetano D’Auria. Approvazione, con modifiche apportate dal Collegio in camera di consiglio, della relazione concernente “L’e-commerce e il sistema fiscale”.

La relazione, che rappresenta un primo approccio di questa Sezione alla tematica dei profili fiscali dell’e-commerce, ha messo in evidenza la riduttività della definizione stessa di commercio elettronico, quale tipologia di transazioni volte allo scambio di beni o servizi attraverso una rete elettronica, rispetto al complesso processo determinato dallo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che hanno modificato e migliorato i processi produttivi, innovando l’economia nei principali settori. 

Questa più ampia accezione di economia digitale postula un’ampia rimodulazione della normativa fiscale, nonché, in sede di applicazione delle disposizioni vigenti, nuovi approcci operativi correlati alle specifiche connotazioni del fenomeno. In particolare, dall’attività svolta dal Dipartimento delle finanze, dall’Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza, sono emersi vari profili, di rilievo fiscale:

– la mobilità, correlata allo sviluppo tecnologico, consente di esercitare l’attività di impresa da remoto, ossia da luoghi diversi da quelli in cui consumatori e fornitori sono situati, senza ricorrere a infrastrutture fisiche complesse; la mobilità concerne anche gli utenti, che possono accedere a Internet attraverso dispositivi mobili indipendentemente dal luogo in cui si trovano;
– le nuove tecnologie hanno notevolmente aumentato la capacità delle imprese che operano sulla rete di raccogliere ed elaborare i dati forniti dagli utenti (direttamente o tracciando i comportamenti sul web) al fine di migliorare i prodotti e servizi offerti, valorizzando sul piano economico i dati ottenuti;
– lo sviluppo di modelli di impresa multi-sided, caratterizzati da gruppi di utenti che si interfacciano con altri gruppi attraverso piattaforme on line (c.d. sharing economy), le cui decisioni hanno significativi effetti reciproci di rilievo economico;
– lo sviluppo di nuovi prodotti digitali e di nuovi mezzi per l’erogazione di servizi, crea incertezze sulla corretta classificazione delle attività svolte nell’ambito dei nuovi modelli imprenditoriali;
– il ricorso a strumenti di pagamento alternativi al contante, necessari per le conclusioni delle transazioni a distanza, non sempre consente la tracciabilità delle relative operazioni.

Si tratta di caratteristiche specifiche dell’economia digitale che, pur favorendo gli scambi e le interazioni transfrontaliere, rendono più difficile collegare le attività che producono valore al mercato di consumo, incidendo sulla individuazione del luogo in cui i redditi vengono prodotti.
È perciò posta in crisi l’applicabilità dei principi adottati dalla maggior parte degli Stati per la tassazione dei redditi transnazionali, ossia il world-wide taxation principle (per cui il contribuente è assoggettato a imposizione per tutti i suoi redditi, ovunque prodotti, nello Stato di residenza) e il principle of source (in virtù del quale il soggetto non residente è assoggettato a imposizione in relazione al luogo in cui i redditi sono prodotti)…

Estratto. Vedi Relazione integrale

http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_centrale_controllo_amm_stato/2018/delibera_8_2018.pdf

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