Decreto ingiunt. Iva-registro

Il decreto ingiuntivo recante la “condanna al pagamento di somme o valori”, ottenuto dal fideiussore precedentemente escusso dal creditore del rapporto obbligatorio principale nell’ambito dell’azione di regresso, è soggetto a imposta di registro proporzionale nella misura del 3%, ai sensi dell’articolo 8 della Tariffa, parte I, del Dpr 131/1986, “senza involgere l’applicazione del principio di alternatività Iva/registro”. In tal senso, si è espressa la Corte suprema, con la sentenza del 19 gennaio 2018, n. 1341.  Secondo i giudici di legittimità, il fideiussore – in fase di richiesta di emissione del decreto ingiuntivo – non fa valere il credito da corrispettivo per la prestazione di servizi resa al debitore medesimo (ossia la prestazione di garanzia), ma si limita a esercitare i diritti già “spettanti” al creditore, a seguito del pagamento da lui eseguito. Dunque, il titolo giudiziario ottenuto non ha a oggetto il pagamento di corrispettivi o prestazioni soggetti a Iva e deve essere registrato con aliquota proporzionale al valore della condanna.

Alla luce del nuovo orientamento giurisprudenziale, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 22/2017, ha chiarito che ai fini dell’individuazione del corretto trattamento fiscale da applicare in materia di imposta di registro alla statuizione di condanna contenuta in un decreto ingiuntivo ottenuto dal fideiussore nei confronti del debitore principale nell’ambito dell’azione di regresso, “assume rilievo esclusivamente la circostanza che trattasi di provvedimento monitorio, recante una ‘condanna al pagamento di somme o valori’, con applicazione dell’imposta proporzionale nella misura del 3%, ai sensi dell’articolo 8 della tariffa, parte I, senza involgere l’applicazione del principio di alternatività Iva/registro”.

fiscooggi.it

 

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