Sequestro telefono cellulare

Sequestro preventivo probatorio di telefono cellulare usato per fotografare ignari terzi. Configurabilità reato 660 cp. Legittimità…Giova ribadire che il ricorso per cassazione contro le ordinanze emesse a norma dell’art. 324 cod. proc. pen. in materia di sequestro preventivo o probatorio è previsto dall’art. 325 cod. proc. pen., comma 1, solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli errori in iudicando o in procedendo, sia quei vizi della motivazione così radicali però da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice (Sez.Un.nr. 25932 del 29/05/2008).

Ora nel caso di specie il provvedimento impugnato non è affatto (come risulta dalla esposizione in fatto) immotivato e le ragioni che lo sostengono sono oggetto di illustrazione coerente, comprensibile e giuridicamente corretta. E, difatti, in materia di molestia o di disturbo alle persone, l’art. 660 cod. pen. è teso a perseguire quei comportamenti astrattamente idonei a suscitare nella persona direttamente offesa, ma anche nella gente, reazioni violente o moti di disgusto o di ribellione, che influiscono negativamente sul bene giuridico tutelato che è l’ordine pubblico. Essendo oggetto di tutela la tranquillità pubblica

per l’incidenza che il suo turbamento ha sull’ordine pubblico, l’interesse privato individuale riceve una protezione soltanto riflessa, sicché la tutela penale viene accordata anche senza e pur contro la volontà delle persone molestate. Si è,pertanto, affermato che, ai fini della sussistenza del reato previsto dall’art. 660 cod. pen., la molestia o il disturbo devono essere valutati con riferimento alla psicologia normale media, in relazione cioè al modo di sentire e di vivere comune, cosicché nell’ipotesi in cui il fatto sia oggettivamente molesto o disturbatore, è del tutto irrilevante che la persona offesa non abbia risentito alcun fastidio (Sez. 5 n. 7355 del 23/05/1984, De Gasperi, Rv. 165668; Sez. 1 n. 18145 del 2/04/2014, Cristodero, n.m.).
2. Alla luce dei richiamati principi di diritto, l’ordinanza impugnata, che ha ritenuto sussistente il fumus del reato, stimando il fatto, come rappresentato nella sua oggettività che nemmeno il ricorrente contesta, idoneo ad integrare l’interferenza momentanea nella tranquillità del privato, indipendentemente dalla percezione del soggetto fotografato, si sottrae alla censura circa la non configurabilità, nemmeno in astratto, della contravvenzione ipotizzata. Il ricorso va dunque respinto e il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali….

Cass.Penale . Sez. 1 Sent.Num. 9446 Anno 2018

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