Specializzazioni forensi

Il titolo di ‘avvocato specialista’ era stato previsto dal D.M. 12 agosto 2015, n. 144, parzialmente annullato dal  Tar Lazio con la sentenza nr. 4424 del 14 aprile 2016. Il Consiglio di Stato, con la sentenza 5575/2017, ha confermato l’illegittimità del regolamento sulle specializzazioni forensi. Il Tribunale amministrativo regionale il cui ‘decisum’ è stato impugnato davanti al Consiglio di Stato, aveva ritenuto che:

a) la previsione dell’art. 3 del regolamento, circa la suddivisione dei settori di specializzazione, sarebbe intrinsecamente irragionevole e arbitraria secondo quanto più ampiamente riportato sopra in relazione alla sentenza n. 4428/2016, mentre sarebbe infondata la contestazione del numero massimo di specializzazioni conseguibili;

b) la previsione dell’art. 6, comma 4, del regolamento, circa il colloquio dinanzi al C.N.F. ai fini del conseguimento del titolo per comprovata esperienza sarebbe intrinsecamente irragionevole per genericità in quanto non chiarirebbe nulla circa il contenuto del colloquio, le qualifiche e le competenze degli esaminatori, le modalità di svolgimento della prova, secondo quanto più ampiamente riportato sopra in relazione alla sentenza n. 4424/2017.

Punti salienti della decisione di secondo grado: 

1- in mancanza di appello incidentale, si è formato il giudicato interno sui capi della sentenza di primo grado che hanno respinto le censure proposte dagli originari ricorrenti.

2- La sentenza di primo grado ha ritenuto illegittimo l’art. 6, comma 4, del regolamento, a norma del quale “nel caso di domanda fondata sulla comprovata esperienza il Consiglio nazionale forense convoca l’istante per sottoporlo ad un colloquio sulle materie comprese nel settore di specializzazione”. In effetti il colloquio, come delineato dalla disposizione regolamentare impugnata, ha contorni vaghi e imprecisi, sicché non ne risulta sufficientemente tutelato né l‘interesse del professionista aspirante al titolo, né, per altro verso, l’interesse del consumatore-cliente, che nella speciale qualificazione attestata dal titolo deve poter riporre un ragionevole affidamento. Sul colloquio-si precisa- “l’attribuzione di competenza in materia al C.N.F. “in via esclusiva” (ai sensi dell’art. 9, comma 5, della legge) non può risolversi in una sorta di delega in bianco.”

Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 28/11/2017 nr. 5575

 

 

 

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