Onorevole Signor Ministro…

…con riferimento alle notizie di stampa riguardanti la riforma del processo civile, Le rappresento le preoccupazioni della avvocatura italiana sul punto, e ciò per una serie di motivazioni già in passato esposte”.

Inizia così la lettera ufficiale inviata poco fa dal presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin al ministro della Giustizia Andrea Orlando in merito alla presentazione di un emendamento alla Manovra economica, attualmente all’esame del Senato, con cui l’adozione del rito sommario verrebbe estesa a tutte le cause civili. Mascherin segnala al guardasigilli un elenco di criticità:

“1) Non comporterebbe vantaggi deformalizzare il processo eliminando tre memorie da scambiare entro 80 giorni poiché i colli di bottiglia riguardano la fase decisoria, che anche in un processo ‘sommarizzato’ rimarrebbero tali e quali, posto che il numero di cause da decidere resterebbe lo stesso;

2) la modifica del rito come strumento per velocizzare la giustizia ha nell’ultimo decennio sempre aumentato il tasso delle liti sull’applicazione delle regole e di conseguenza allontanato la decisione sul merito delle vertenze che dovrebbe invece essere il vero compito della giurisdizione;

3) è rischioso costringere le parti ad affrontare un processo con regole affidate alle imprevedibili scelte del giudice, secondo uno schema che, se può forse in linea di pura teoria andare bene per le cause più semplici, mette seriamente a repentaglio i diritti di chi si affida alla giurisdizione e che non è in grado di prevedere le difese delle altre parti e gli sviluppi della lite e che di conseguenza ha necessità di cadenze certe per integrare e adeguare le proprie difese;

4) la deformalizzazione”, si legge ancora nella lettera di Mascherin a Orlando, “costringerebbe ad inserire nell’atto introduttivo deduzioni e richieste inutili e sovrabbondanti, ma formulate, nell’incertezza circa la possibilità di fruire di ulteriori spazi difensivi (rimessi alla discrezionalità del giudice), al fine di tentare di coprire anticipatamente ogni possibile sviluppo del giudizio, con ciò appesantendo e non snellendo il processo;

5) è rischioso fissare un termine di trenta giorni per l’impugnazione, ottenendo così l’effetto di aumentare gli appelli, dal momento che l’esperienza insegna come il più lungo termine attualmente disponibile per impugnare consenta di frequente una composizione della lite;

6) le ragioni in buona parte sopra ricordate sono il motivo della fredda accoglienza avuta dal rito sommario di cognizione nei suoi otto anni di vita;

7) non può neppure non valutarsi la ragione per la quale non solo l’avvocatura, ma anche la magistratura e l’accademia non sono favorevoli a questa riforma”, nota ancora Mascherin;

8) da ultimo si ritiene che un intervento utile ai fini deflattivi sarebbe certamente l’estensione della negoziazione assistita alle vertenze di Lavoro. Confido che il Governo presti attenzione alle osservazioni formulate su un tema che indubbiamente richiede un costruttivo e leale approfondimento con gli operatori del diritto interessati, avvocati e magistrati innanzitutto”, conclude il presidente del Cnf nella sua lettera ufficiale al ministro Orlando.

CNF news

 

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