Disciplinare,organi e parti

Un Consiglio dell’Ordine contesta l’operato del Consiglio Distrettuale di Disciplina e impugna innanzi al CNF un provvedimento di archiviazione nei confronti di un iscritto. Il Consiglio Nazionale Forense respinge l’impugnazione definendola inammissibile. Il Consiglio dell’Ordine locale ricorre in Cassazione evocando come controparti il CDD che aveva emesso il provvedimento di archiviazione, il CNF, l’avvocato del quale chiede la punizione disciplinare e il Pubblico Ministero presso la Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso con rinvio e, con una pregevole sentenza – trattato, analizza funditus la riforma forense in ambito disciplinare.

CDD e CNF sono organi di giustizia e non sono parti.

Cass., sezioni Unite, 10 luglio 2017, n. 16993, evidenzia che la riforma professionale forense del 2012 ha trasferito il potere disciplinare dai COA ai CDD e che questi ultimi non sono portatori di legittimazione processuale, non avendo interesse alla conferma delle proprie decisioni.

Gli interessi giuridicamente tutelati sono resi evidenti dal potere di impugnazione che è riconosciuto all’incolpato, che tutela il proprio status, al COA, che vigila sui propri iscritti, al Pubblico Ministero e al Procuratore Generale, a garanzia del pubblico interesse.

Il nuovo CDD ha una funzione amministrativa di natura giustiziale, anche se non giurisdizionale, quindi non può essere in lite con l’iscritto all’ordine ma deve applicare le norme disciplinari con imparzialità.

Allo stesso modo il CNF, organo di giurisdizione che ha emesso la sentenza della quale si chiede la cassazione, non è parte nel relativo giudizio. La Suprema Corte fissa questo principio: qualunque decisione del CDD è impugnabile innanzi al CNF, inclusa quella di archiviazione; le parti necessarie di questo giudizio di impugnazione sono esclusivamente quelle sopra indicate.

ANAI.it

 

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