Avvocato e GOT

La Cassazione a Sezioni Unite, sancisce l’incompatibilità e conferma la sanzione disciplinare per l’avvocato che, svolgendo anche le funzioni di magistrato onorario, è tenuto all’osservanza di tutti gli obblighi inerenti a tale funzione, comprese quelle sulla incompatibilità ed all’osservanza delle regole di deontologia forense. L’agente resta scriminato solo se vi sia errore inevitabile, cioè non superabile con l’uso della normale diligenza, oppure se intervengano cause esterne che escludono l’attribuzione psichica della condotta al soggetto. Ne deriva che non possa parlarsi d’imperizia incolpevole ove si tratti di professionista legale tenuto a conoscere il sistema delle fonti e quindi in grado, quale operatore qualificato di conoscere e interpretare correttamente l’ordinamento giudiziario e forense, mentre unicamente l’inconoscibilità incolpevole della disciplina di riferimento può escludere la colpa in capo all’agente (v. in generale Cass., 29 dicembre 2011, n. 29736).

Pur se le norme del nuovo Codice deontologico forense approvato il 31 gennaio 2014 si applicano anche ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore, se più favorevoli per l’incolpato, avendo l’art. 65, comma 5, della legge n. 247/2012, recepito il criterio del favor rei, in luogo del criterio del tempus regit actum (Cass., sez. un., 16 febbraio 2015, n. 3023 e 27 ottobre 2015, n. 21829). Ma la previsione della sola censura da parte del nuovo Codice deontologico forense (art. 53, commi 3 e 6) non ha affatto superato la previsione legale aggravata della sospensione “per infrazioni consistenti in comportamenti e in responsabilità gravi” (art. 53, comma 3, legge n. 247/2012).

Civile Sent. Sez. U Num. 13456 Anno 2017

 

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