TAR Lazio su incarichi Musei

Il TAR del Lazio ha statuito,con due sentenze che sono attualmente oggetto di accese polemiche nei diversi circuiti di comunicazione ( e non solo),sulla selezione effettuata dal Ministero per i beni cultiurali per la nomina dei Direttori dei Musei.La vicenda è nota in considerazione dell’interesse suscitato dalla notizia.
Con nota del 5 gennaio 2015 il Ministro stabiliva di procedere alla selezione pubblica dei direttori dei 20 Musei aventi la qualifica di uffici dirigenziali ai sensi dell’art. 30 del DPCM 171/2014. Conseguentemente con decreto del direttore generale della Direzione generale Organizzazione del 7 gennaio 2015 veniva bandita una selezione pubblica per il conferimento dell’incarico di direttore per i 20 istituti in questione, suddivisi in 7 posti per dirigente di ufficio di livello dirigenziale generale e 13 posti di dirigente di ufficio di livello dirigenziale non generale. Veniva quindi istituita e nominata una commissione di valutazione, ai sensi dell’art. 3, commi 3 e 4, del D.M. 27 novembre 2014, con decreto ministeriale del 19 febbraio 2015.

Notifica pec al difensore di fiducia

Necessità di attenta verifica della regolare notifica, tramite pec, al difensore dell’imputato. La corte dì appello condannava un imputato ritenendo regolare la notifica a mezzo pec dell’avviso di fissazione di udienza al difensore di fiducia dello stesso,che risultava effettuatain cancelleria a seguito di  attestazione informatica di mancata consegna, perché tentata all’indirizzo aaaa.bbb@pec.studiolegaxx.com in luogo dell’esatto indirizzo avv.aaaa.bbb@pec.it.

La Suprema Corte ha ritenuto irregolare la notifica con deposito in cancelleria rilevando che la pec inviata al difensore di fiducia non era stata regolarmente recapitata per erronea indicazione dell’indirizzo del destinatario e che la notifica all’imputato non si era perfezionata per mancato rispetto delle formalità di cui all’art. 157 c.p.p. ed in ultimo per assenza dell’avviso di ricevimento della raccomandata inviata dall’ufficiale giudiziario.

Praticante e dipendente,si può?

Il Dr. () chiedeva al COA l’iscrizione nel registro dei praticanti Avvocati. Veniva convocato per l’audizione innanzi al Consiglio affinché chiarisse la conciliabilità della pratica forense con l’orario di lavoro dallo stesso indicato nella domanda di iscrizione, nella quale aveva dichiarato di lavorare come referente infermieristico presso ASL, osservando l’orario di lavoro dalle 7.30 alle 13.40 o dalle 13.00 alle 19.00.

Dopo i chiarimenti forniti,  il COA di Napoli rigettava la domanda di iscrizione, ritenendo che il tirocinio forense non è compatibile con l’attività lavorativa svolta. L’interessato chiedeva l’annullamento del provvedimento di diniego, con conseguente decisione favorevole nel merito (e iscrizione nel Registro) e contestuale formulazione di istanza istruttoria rivolta all’acquisizione degli atti relativi all’istruttoria esperita dal COA procedente.  A fondamento del ricorso deduceva l’errata interpretazione dell’art. 41, comma 4, della legge n. 247/12, in tema di incompatibilità tra tirocinio forense e attività di lavoro subordinato…

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