Avv. e capacita’ adattamento

ANF Roma Associazione Nazionale Forense
“L’avvocato, una professione ad alto rischio di estinzione”.

L’avvocato Marcello Pacifico, del direttivo nazionale ANF, ritiene che ciò sia dovuto, tra l’altro, all’aver trascurato i cambiamenti radicali in atto in una società sempre più globalizzata e dunque l’individuazione di un nuovo modello sociale di avvocato meglio rispondente alle trasformazioni quasi epocali registrate nell’ultimo decennio. Un modello che non può prescindere dalla considerazione delle nuove frontiere culturali e dei diritti, dalla globalizzazione dell’economia, dalla realizzazione di sinergie professionali finora scoraggiate se non bandite, dalla padronanza delle nuove tecnologie.
Ed è su questo fronte che l’avvocatura si gioca il proprio futuro. C’è da superare quell’arretratezza culturale e strutturale che ne ha determinato la scarsa se non nulla capacità di prendere atto delle profonde e radicali trasformazioni in essere nella società, c’è da abbandonare quell’arroccamento su posizioni desuete ed ormai inattuali che la vedono nella retroguardia delle professioni, c’è da rinnovare organi istituzionali apicali e di base secondo criteri di competenza e democraticità, c’è da reinventarsi insomma un nuovo modello di professione.

Ministro deluso da reazioni riforma

Ministro, i magistrati non hanno fatto sciopero ma la loro reazione contro la legge è pesantissima. Se lo aspettava? «Francamente no e ne sono anche dispiaciuto. Non c`è alcuna volontà punitiva da parte del governo nei loro confronti. Trovo che ci sia una sproporzione tra la legge approvata e le reazioni. Ricordo infatti che il testo era passato al Senato con una larghissima maggioranza non “nazarenica”, tra le critiche di Forza Italia, l`astensione di Sel e il sì di M5S. Si tratta esattamente dello stesso testo ora approvato alla Camera».

Tenore di vita

Legittimo assicurare alla persona «economicamente più debole», in caso di divorzio, il medesimo tenore di vita condotto durante il matrimonio. È la Corte costituzionale a stabilirlo, con la sentenza 11/2015, con la quale dichiara non fondata la questione sollevata dal tribunale di Firenze, per il quale la norma sull’assegno commisurato al tenore di vita era in contrasto con gli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione; tale corresponsione, aveva sostenuto l’ufficio giudiziario del capoluogo toscano, «pur avendo una finalità meramente assistenziale, finirebbe con l’attribuire l’obbligo di garantire» per tutta l’esistenza uno stile «agiato» al coniuge considerato più fragile sotto il profilo finanziario. E, sempre secondo il tribunale fiorentino, tale «tutela» non comprenderebbe il vincolo di «consentire, ben oltre il contesto matrimoniale, il mantenimento delle medesime condizioni economiche godute durante» il periodo delle nozze, mentre risulterebbe «anacronistico» ricondurre gli alimenti al tenore di vita del coniuge da sposato, «senza considerare l’attuale portata del divorzio, della famiglia, e del ruolo» dei due ex membri della coppia.

Rideterminazione pena inflitta

La Prima sezione penale, con riferimento agli effetti sul giudicato penale della pronuncia della Corte costituzionale n. 251 del 2012, che ha eliminato il divieto normativo di prevalenza della circostanza attenuante di cui al quinto comma dell’art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990 sulla recidiva reiterata:

- ha annullato con rinvio l’ordinanza del giudice dell’esecuzione, emessa in relazione a sentenza di condanna definitiva, che non ha ritenuto ineseguibile la pena anche solo in parte derivata dal divieto incostituzionale di bilanciamento con giudizio di prevalenza, sempre che l’esecuzione della pena stessa fosse effettivamente in atto e la valutazione di prevalenza non fosse stata esclusa nel merito dal giudice della cognizione;