I ‘giustiziati’

Non si riesce ad immaginare qualcosa che sia più terribile della ingiustizia subita dal sistema giudiziario stesso,dallo Stato che,sbagliando, diventa strumento di prevaricazione sui diritti della persona innocente.

Storie di ingiustizia di “Stato”, diritti negati, dove l’azione penale rovesciata persegue la vittima anziché il reo. E la richiesta di verità è trasformata in ammissione di colpa. Ma anche fallimenti che attraversano il tempo e le generazioni. L’assurdo irrompe prepotentemente ma non si tratta del romanzo criminale fuoriuscito dalla fervida fantasia di Kafka, dove peraltro il processo è soltanto uno, stiamo parlando di incubi che sconvolgono intere esistenze. Dal 1989 a oggi circa 25 mila italiani (e non) sono stati incarcerati ingiustamente. Per rimborsarli lo Stato ha pagato 550 milioni di euro. Se a questi aggiungiamo altri 30 per errori giudiziari, arriviamo a quasi 600 milioni…

Un uomo onesto entra in carcere a 27 anni e ne esce a 42, un terzo della vita spesa dietro le sbarre. Ingiustamente…..

Procedim. disciplinare

Procedimento disciplinare: ammissibile la prova formatasi in un processo diverso.  La prova (c.d. atipica) formatasi nel procedimento penale ben può essere utilizzata nel giudizio disciplinare, nel rispetto del principio del contraddittorio.

Diffamazione “collettiva”

“Non integra il reato di diffamazione l’affermazione offensiva, caratterizzata da preconcetti e luoghi comuni, che non consenta l’individuazione specifica ovvero riferimenti inequivoci a circostanze e fatti di notoria conoscenza attribuibili ad un determinato individuo, giacché il soggetto passivo del reato deve essere individuabile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita. Tale criterio non è surrogabile con intuizioni o con soggettive congetture che possano insorgere in chi, per sua scienza diretta, può essere consapevole, di fronte alla genericità di un’accusa denigratoria, di poter essere uno dei destinatari”.

Giudici di pace

il Comitato europeo dei diritti sociali accoglie il ricorso contro l’Italia.  I giudici di pace hanno ragione. L’Italia ha violato gli obblighi in materia di sicurezza sociale riconosciuti dalla Carta sociale europea. Lo dice il Comitato europeo dei diritti sociali che ha accolto il ricorso dell’Associazione nazionale dei giudici di pace e, con decisione del 5 luglio 2016, pubblicata il 15 novembre, ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 12, par. 4, lett. b, della Carta sociale europea del 1961 modificata nel 1996 (ratificata dall’Italia con legge 9 febbraio 1999 n. 30), in base al quale gli Stati sono tenuti ad assicurare “l’erogazione, il mantenimento ed il ripristino dei diritti alla sicurezza sociale con mezzi quali la totalizzazione dei periodi di contribuzione o di lavoro compiuti secondo la legislazione di ciascuna delle Parti” (decisione n. 102/2013, giudicidipace). Il Comitato ha respinto tutte le eccezioni del Governo sottolineando l’importanza del principio di non discriminazione con rispetto all’acquisizione di diritti sostanziali contenuti nell’art. 12 della Carta sociale europea.